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Nato a Cadenabbia di Griante nel 1909 e morto a Menaggio, in provincia di Como, il 25 dicembre 2002 Bruno Azimonti era un'artista dalla sincerità immediata, dalla maestria spontanea: un autentico pittore della sua terra e si direbbe che il battito del suo cuore gli muoveva la mano.
Modesto e sincero sempre, sapeva far sorridere la luce, colmare di calore lo spazio infinito, intessere racconti di vita intorno ai personaggi dove la forza espressiva è palese, immediata, circondati come sono di struggente poesia e di intensa drammaticità.
Libero nello spirito, saggiamente convinto che l'arte arrichisce l'esistenza e migliora l'uomo, temprato dalle vicissitudini della vita accettata nel suo significato umano e artistico, dei riconoscimenti non si è fatto mai vanto e sono tanti.
Suo padre gli insegnò a disegnare prestissimo. All'epoca del Liceo regalava disegni agli amici. Agli inizi vendeva disegni a mille lire, i quadri a cinquemila. Fu miracoloso scoprire che ciò che era per lui naturale, disegnare, dipingere, diventava scopo e mezzo di vita. Il duo maestro fu Gianni Breudelin, uno fra i migliori illustratori delle bellezze naturali e degli angoli più suggestivi del lago di Como. La volontà di riuscire e la vocazione artistica trovarono poi valido sostegno da parte di un altro noto artista, il pittore Stagliati, il quale soleva soggiornare durante l'estate a Cadenabbia ove il padre Azimonti aveva avviato un'attività artigianale per la lavorazione artistica del cuoio.
1983. Acquarello, cm 50 x 70 (Coll. Milano)